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Aiuto, Babbo Natale mi ha rapito, forse morirò e mi seppelliranno a Gran Burrone

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Le porte si chiudono e nella stanza è rimasto solo il silenzio, Babbo Natale alias Nicholas e io che sto impazzendo dal dolore perché mi si è accavallato un nervo del polpaccio per questa cazzo di posizione.
Non posso urlare, anche se vorrei.
Forse morirò, questo dolore stroncherà la mia breve esistenza e mi ritroveranno cadavere putrefatto sotto la cena di Babbo Natale.
Gli elfi mi sotterreranno a Gran Burrone e nemmeno la mia salma tornerà a casa, i miei cari non potranno mai darmi l’ultimo saluto.
Tutta la mia famiglia, Joshua e Theo penseranno che sono scappata cambiando identità e mi cercheranno attraverso quelle stupide trasmissioni televisive che trovano sempre la gente che non vuole essere trovata.
Trovano tutti anche se non vogliono essere trovati ma non troveranno me che vorrei essere trovata ma non potrò essere trovata perché sarò un cadavere in fondo alla vallata, così tutti si arrenderanno e non varrà niente nemmeno la mia civile azione di aver firmato per donare i miei organi perché i miei organi verranno divorati da vermi elfici in un mondo parallelo.
E così mi sono giocata anche il Paradiso.
Cazzo che sfiga niente Pulitzer e niente Paradiso.
Non è la mia giornata oggi.

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Aiuto, Babbo Natale mi ha rapito, lo faccio solo per il Pulitzer

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E sì un bel pugno se lo meriterebbe veramente.
Ma poi penso al Pulitzer e mi trattengo.
«Adesso – dice infine lei – sali al laboratorio, lì ti daranno la tua divisa e ti indicheranno poi in quale alloggio ti hanno sistemato. Cominci domani mattina alle cinque».
Cosa? le cinque? ma chi si sveglia alle cinque del mattino? nemmeno più i galli da fattoria fanno simili levatacce.
Santi Pulitzer e Nobel vi prego guidatemi voi in questo momento difficile e doloroso della mia esistenza, datemi la forza!

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Aiuto, Babbo Natale mi ha rapito, lei ha scoperto il mio turpe segreto

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Aiuto, Babbo Natale mi ha rapito, alla ricerca del laboratorio segreto di Babbo Natale

 

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Meno 2 giorni all’arrivo di Aiuto, Babbo Natale mi ha rapito, parliamo di elfi…


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Meno 2 giorni all’arrivo del mio prossimo libro, natalizio ma neanche tanto: Aiuto, Babbo Natale mi ha rapito.

Meno 3 giorni all’arrivo di Aiuto, Babbo Natale mi ha rapito, viaggio inaspettato con destinazione sconosciuta insieme a Faith


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Meno 3 giorni all’arrivo del mio prossimo libro, natalizio ma neanche tanto: Aiuto, Babbo Natale mi ha rapito.

Meno 4 giorni all’arrivo di Aiuto, Babbo Natale mi ha rapito, diamo una sbirciatina all’incipit

E come promesso in Twitter ieri mattina ecco a voi l’incipit del romanzo, giusto come antipasto prima di poter leggere le avventure di Faith e Nick in Aiuto, Babbo Natale mi ha rapito, prestissimo in cartaceo ed ebook (anche in lettura gratuita con KindleUnlimited).

Capitolo 1. Babbo Natale esiste davvero

Adesso Joshua però comincia a farmi incazzare davvero.
Parla scrollando la testa, sembra che le mie motivazioni, spiegazioni, giustificazioni, proposte siano tutte da bocciare.
«Cavolo Joshua – dico esasperata – possibile che non riesci a capire la potenzialità di questa storia. Potremmo essere il primo giornale a pubblicare una notizia bomba come questa».
«Oppure il primo giornale a essere preso per il culo da qui all’eternità» ribatte lui e continua a scrollare quella cavolo di testa.
Come se avessi un ritardo di comprendonio.
Oltre a dire continuamente di no rafforza il suo rifiuto con questa cosa della testa da quasi un’ora.
No verbale, no con il linguaggio del corpo, se continua così la testa gli si svita dal collo e parte.
Ma se pensa che io mi arrenda non ha ancora imparato a conoscermi.
Lavoro per lui da oltre un anno al New York News Soon, quotidiano piccolo ma più che dignitoso che, però, non ci prova nemmeno a fare concorrenza ai colossi dell’editoria della Grande Mela.
Non ci prova perché è sì dignitoso e serio ma è più che piccolo, è minuscolo e come tutti i piccoli è povero e come tutti i poveri non può frequentare gli ambienti giusti per tessere la rete di giuste e utili conoscenze per avere le notizie più importanti di prima mano.
Così ci dobbiamo accontentare di pubblicare storie di seconda o terza mano, cioè già apparse sugli altri quotidiani, oppure storielle melense come il gattino Oliver che ha salvato un bimbo di due anni impedendogli di attraversare la strada oppure pubblicare articoli per celebrare il centoquindicesimo compleanno di Millie Lasagna che sostiene di essere in ottima forma e di non aver alcuna intenzione di passare a miglior vita perché si nutre di lasagne e Brunello di Montalcino da quando aveva tre anni.
Peccato che la settimana successiva al suo compleanno abbiamo dovuto pubblicare anche il suo necrologio, visto che è andata a schiantarsi contro un muro mentre partecipava a una gara di skateboard acrobatico. Eh sì, in quel caso il Brunello di Montalcino e le lasagne hanno potuto fare ben poco per tutelarla.
Dall’autopsia è risultato che il sangue della signora Lasagna era composto per il novantacinque per cento da alcool e il restante da sugo di pomodoro.
Ma non tergiversiamo, torniamo a oggi e al rifiuto di Joshua.
Anzi forse è meglio tornare un po’ più indietro, al momento in cui ho trovato la storia.
Ho cominciato a lavorare per il giornale dopo aver fatto i lavori più disparati con in mano la mia laurea in giornalismo.
Premettiamo che ho compiuto ventinove anni e la laurea l’ho presa parecchio tempo fa, ma a quanto pareva non esisteva testata in questa città dove mi sono trasferita per studiare giornalismo e che non ho più lasciato, che avesse bisogno di una giornalista di buona volontà, così mi sono adatta a fare di tutto, dalla baby sitter per piccoli indemoniati alla pizza scooter.
Poi la svolta, oddio svolta proprio non la possiamo chiamare, un impiego part time con uno stipendio da fame e un contratto da rinnovare di sei mesi in sei mesi, però era un lavoro in un giornale e a me bastava.
I primi sei mesi li ho superati e anche i sei mesi successivi così il contratto è stato rinnovato e devo dire che Joshua Miller, il mio capo redattore nonché editore di questa testata, mi lascia anche parecchio spazio di manovra nello scegliere le storie da pubblicare.
Anche perché o scrivo io o scrive lui e in questo periodo lui scrive poco perché è alle prese con il suo secondo divorzio, impegnato in una lotta all’ultimo sangue con la moglie Eleanor per poter vedere i due figli, che lui adora ma che io ritengo non figli suoi ma di Satana.
Almeno però non deve litigare per gli alimenti.
Quelli lei nemmeno glieli chiede perché fa la manager in non so quale multinazionale e lui fa la fame con le entrate del giornale.
Dopo oltre un anno di storie insulse e di nessunissima importanza sono inciampata, letteralmente, poi capirete il perché, nella storia che potrebbe essere una bomba e che potrebbe far decollare il New York News Soon insieme alla mia carriera di giornalista.
Ho scoperto che Babbo Natale esiste!

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Meno 4 giorni all’arrivo del mio prossimo libro, natalizio ma neanche tanto: Aiuto, Babbo Natale mi ha rapito.