#25novembre, giornata contro la violenza sulle donne… qualcosa si può fare per evitare l’ultimo colpo.

Oggi è il 25 novembre, la Giornata contro la violenza sulle donne e, come è giusto che sia, se ne parla, si posta, si scrive, si discute. Anche se questa giornata in una società civile non dovrebbe nemmeno esistere! questo pezzo che state per leggere però non ha pretesa di essere uno di quegli articoli scritti da veri giornalisti (perché io non sono una giornalista, sono solo una persona, una donna, che racconta ciò che vede, che sente, che prova e lo fa attraverso la parola scritta). Premetto che, come chi mi conosce già saprà, io difficilmente mi esprimo su certi temi e vorrei precisare che questa scelta non è dettata da indifferenza o freddezza ma semplicemente perché su certe cose lascio la parola a chi ne sa più di me. Pertanto tutti sapranno che in merito a questa piaga della violenza (e non solo quella sulle donne) non ho mai praticamente scritto nulla fino a oggi. Oggi, però, in questo difficile 2020 (forse sarà anche per la pesantezza del periodo non so), ho deciso di scrivere, di scrivere di violenza, di scrivere ciò che penso, che provo in merito a questo aberrante vizio dell’essere umano (ammesso che lo si possa ancora definire umano), di scrivere perché è vero che non sono una giornalista di professione ma sono una donna e una donna che ha una sensibilità e occhi per vedere, orecchie per sentire e sufficiente dignità per indignarsi davanti alle ingiustizie. Per cui oggi vi voglio raccontare una storia… anzi due…

Anche se non ho mai scritto praticamente nulla sul tema della violenza io, mio malgrado, la violenza l’ho conosciuta molto da vicino e preciso anche come. Anni fa avevo iniziato a diventare un punto di riferimento per amiche e conoscenti che mi chiedevano consiglio quando si trovavano in situazioni di difficoltà, a volte si trattava solamente della banale litigata con mariti o fidanzati, poi però (probabilmente sono riuscita a trasmettere sufficiente fiducia nelle donne che mi circondavano) le confidenze erano diventate più specifiche, e io mi rendevo sempre più conto che quelle banali litigate erano solamente la punta dell’iceberg. Ben presto le donne che si rivolgevano a me cominciarono a raccontarmi di violenze che spesso conoscendo i rispettivi compagni mi lasciavano davvero basita. Violenza in tutti i sensi, dallo schiaffo, alle parole ingiuriose fino alle umiliazioni pubbliche. Una cosa che mi ha indignato (e non poco direi) tanto dal sentirmi autorizzata a sostenere e consigliare, per quanto mi era possibile, queste donne. Ovviamente mi sono giocata il rapporto amicale (anche se non ne sono pentita) con i rispettivi mariti e fidanzati. Ma il mio concetto di rispetto va ed è sempre andato oltre il sesso a cui si appartiene e non è disposto a scendere a compromessi per finzione. Ma purtroppo io ho questo terribile difetto: non sopporto le ingiustizie e le mancanze di rispetto!

Insomma senza che me ne rendessi conto mi sono ritrovata intorno persone (donne per la precisione) anche sconosciute che hanno cominciato a rivolgersi a me. Probabilmente le notizie sono corse di bocca in bocca, si è saputo che… non so nemmeno io cosa, so solo che ho dovuto realizzare (e accettare dentro di me) che la percentuale di donne che subivano violenza (sia fisica che psicologica) era altissima e che, purtroppo, la maggior parte delle volte questa violenza era perpetrata da persone che avevano con queste donne un rapporto stretto, spessissimo persone che avrebbero dovuto essere il loro bene, la loro protezione. Ma la cosa ancora peggiore era quel velo di vergogna di cui queste donne, per abitudine, cultura, educazione, si ammantavano. Probabilmente memori di frasi del tipo: i panni sporchi si lavano in famiglia… ma quando i panni si sporcano di sangue l’acqua e il sapone non bastano più! c’è bisogno di aiuto, di imparare a chiedere aiuto! ed è ciò che io ho fatto per quelle donne, per tanto tempo… oltre che indirizzarle verso strutture in grado di aiutarle, oltre che ascoltarle e lasciarle sfogare, oltre che non stancarmi mai di ripetere loro che avevano il diritto di essere felici, che nessuno aveva il diritto di umiliarle, violentarle o farle sentire inadeguate, che avevano il diritto di vivere e di prendere coscienza di quanto in realtà valessero… ho tentato in tutti i modi che sono riuscita a trovare di convincerle che quel velo di vergogna doveva essere squarciato, che loro dovevano alzarsi in piedi e urlare BASTA!

Di anni ne sono passati, di donne ne ho conosciute, viste, riviste, ascoltate, ho asciugato fiumi di lacrime e speso miliardi di parole. Non ho smesso di essere qui per tutte quelle donne che hanno bisogno di me (anche solo di una parola di conforto) anche se non scrivo pezzi che gridano la mia indignazione o non urlo attraverso i social che questo mondo fa schifo, non vuole dire che, nel mio piccolo non stia facendo niente ma, so che forse sembra poco, io faccio sentire la mia voce indignata attraverso il mezzo che mi è più congegnale: la parola scritta. Scrivo, scrivo e intanto asciugo virtualmente le lacrime di quelle donne che si nascondono in bagno in piena notte e nel silenzio magari mi telefonano dopo l’ultima scarica di botte presa dal marito.

Ho visto tantissime donne uscirne, ed è stato ogni volta un successo che mi ha reso felice. Ma ho purtroppo anche visto donne ricaderci, ritornare nell’incubo e all’inizio lo vivevo come un bruciante fallimento per poi abituarmi anche ad accettare che ci sarebbe stato anche quello, anche il fallimento (non che adesso mi lasci indifferente, ma ho imparato a conviverci). E proprio per una di queste donne, che chiamerò V., tornata nell’incubo dopo un lungo percorso, molti anni fa ho scritto un racconto dal titolo L’ultimo colpo. Oggi questo racconto lo vorrei condividere con voi, non è mai stato pubblicato prima in nessuna forma, è la prima volta che viene reso pubblico perché spero che possa trasmettere a chi lo leggerà le emozioni che prova chi subisce violenza (almeno quello che io ho percepito da tutte quelle persone che si sono confidate) e, magari, possa in qualche modo arrivare al cuore di tutte quelle donne che non riescono a trovare il coraggio di dire basta.

Per cui spero abbiate voglia di leggere le prossime righe (anche se mi rendo conto che questo post è davvero chilometrico), dedicate a V., di cui non ho saputo mai più nulla dopo che mi ha informata che sarebbe tornata a vivere con il compagno ma spero davvero stia bene, e per cui dolorosamente non posso smettere di pensare che forse avrei potuto fare di più.


L’ULTIMO COLPO

«Vuole sporgere denuncia?» chiese il medico. La donna assentì. Il viso era segnato dai colpi. La sua anima era segnata da ferite invisibili ad occhio nudo. Osservò il medico attraverso la patina di lacrime che riempivano i suoi occhi.

«Avrò bisogno di un posto dove andare – disse poi – non posso tornare a casa». «I suoi genitori non possono ospitarla per qualche tempo?» chiese lui. La mente della donna ritornò al viso di sua madre totalmente indifferente al suo dolore. Rammentò le parole di suo padre: «Te lo sei scelto e io non voglio sapere nulla. Sono problemi tuoi». Cercò nei ricordi il nome di una qualsiasi persona che avrebbe potuto darle sostegno in quel momento ma non riuscì a trovarne. «Dai miei genitori non posso andare» si limitò a dire.

«Non si preoccupi – la rassicurò il medico – contatteremo una struttura che potrà esserle d’aiuto in questo momento». La donna compilò tutti i moduli che le chiesero di riempire. Rilasciò tutte le dichiarazioni che le chiesero di rilasciare. E quando tutto fu finito lasciò l’ospedale per tornare a casa. Lui non avrebbe dovuto essere a casa. Sarebbero trascorse ore prima che rientrasse dall’ufficio. Avrebbe raccolto tutte le sue cose e se ne sarebbe andata. Quella volta, però, se ne sarebbe andata per sempre.

Ripensò a tutti gli anni gettati nella speranza che le cose cambiassero. Tutti i colpi che aveva incassato. Tutte le ferite sul suo corpo e tutte quelle sulla sua anima che nemmeno dopo tanto tempo erano guarite. Tutte le volte che lui aveva chiesto perdono. Tutte le volte che l’aveva convinta di essere lei la causa scatenante di tanta rabbia e ti tanta violenza. Ripensò a tutte le persone che le avevano voltato le spalle e a tutte le persone che avevano finto di non vedere, di non sentire. Oramai aveva deciso che quella sarebbe stata l’ultima volta.

La chiave girò nella toppa e la porta si aprì sulla casa silenziosa. La donna si diresse in camera da letto e cominciò a riempire una borsa con le sue cose.

«Cosa stai facendo?» la voce di lui era remissiva e spaventata. La donna non rispose. «Non avrai intenzione di andare via?» chiese di nuovo lui. La donna non disse una parola, continuando a riempire la borsa. «Lo sai che mi dispiace – continuò lui – sai che non è colpa mia. Sei tu che mi costringi a comportarmi così». La donna non parlava. La borsa si riempiva. «Non puoi andartene in questo modo – implorò lui – non puoi buttare via il nostro amore come se fosse niente».

A quelle parole la donna si fermò di colpo. Realizzò in un istante che quello che aveva provato per lui era stato solamente una brutta copia di quello che avrebbe dovuto essere l’amore. Lo guardò. Senza odio, senza rancore. Il suo sguardo era carico di compassione e pena. Gli occhi si riempirono nuovamente di lacrime mentre raccoglieva la borsa e si dirigeva alla porta.

«Tu non puoi andare via!» intimò lui con la voce carica di rabbia. Le afferrò con violenza un braccio per fermarla. Lei lo osservò ancora. I suoi occhi erano colmi di lacrime ma il suo sguardo era determinato. Diede uno strattone liberando il braccio. Lui la fermò di nuovo e la colpì con un pugno. Gli occhi di lei pieni di compassione si chiusero dopo l’ultimo colpo. E scese il buio.

Pubblicato da Adele Ross writer

Writing Coach, Scrittrice e Gostwriter…. sono una scrittrice tra il serio e il faceto 📚. Scrivo libri tra il #romance💋 e lo #humor😂 (ma anche altro, a volte)… scrivo per amore, scrivo d’amore ma prevalentemente vivo. L’ironia mi ha salvato la vita anche se a volte litighiamo. Per i miei servizi editoriali, writing coaching e corsi di scrittura visitare il sito: https://lostudiodiadele.wordpress.com/

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